• Serena Specchi

Il Raboso, il vitigno scorbutico

Aggiornato il: mar 25

Il Raboso Piave è un vitigno autoctono a bacca nera della provincia di Treviso, derivato presumibilmente dalla addomesticazione di viti selvatiche che crescevano spontaneamente sulle colline attorno al fiume Piave.





Le origini del Raboso sono lontane. Lo cita già Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia come vino del nord est definendolo “Picina omnium nigerrima”. Le prime testimonianze certe risalgono al ‘600 ed è proprio in questo periodo, che il Raboso diventa famoso come “vino da viaggio” nei territori della Serenissima. Grazie alla sua spiccata acidità e ai tannini vigorosi, era uno dei pochi vini che resisteva ai lunghi viaggi oceanici senza alterarsi. Negli anni ’60, la moda dei vitigni internazionali ha favorito la progressiva sostituzione del Raboso con uve più famose e commercialmente redditizie, come il cabernet sauvignon e il merlot. Una ventina d’anni fa, alcuni coraggiosi produttori hanno salvato dall’estinzione il Raboso e cominciato a rivalutarne le qualità e la storia.

Oggi la Confraternita del Raboso si occupa di promuovere la valorizzazione di un vitigno per troppo tempo dimenticato, dalle diverse sfaccettature, frizzante, giovane tagliente, invecchiato equilibrato e perfino da uve appassite.

Il Sangue del Diavolo dell’azienda Ca di Rajo, un Raboso in purezza, formato da un 90% delle uve surmaturate in pianta e un 10% appassite in fruttaio per 40 giorni, è solo un esempio di quali grandi vini possono nascere da questo scorbutico vitigno

Il nome potrebbe derivare dall’omonimo torrente che scorre nell’area del Piave, oppure dall’espressione dialettale “rabbioso”, impressione che si poteva avere assaggiando il vino tradizionalmente prodotto da quest’uva, il cui contenuto spicca per acidità e tannini, che combinati assieme danno un effetto decisamente astringente. Proprio per questa ragione il Raboso è stato da sempre considerato un vitigno “rustico”, adatto per la produzione di prodotti di qualità minore e vini da taglio. Questa interpretazione “tradizionale” del Raboso viene attualmente affiancata da interpretazioni “ingentilite” del vino, prodotte utilizzando attente tecniche di vinificazione (incluso l’appassimento).

Il Raboso è un vitigno piuttosto rustico e robusto, con un ciclo vegetativo lungo; germoglia precocemente e matura tardivamente, verso la fine di ottobre. Si adatta molto bene ai terreni alluvionali, ghiaiosi e a quelli calcareo-argillosi. Storicamente è coltivato solo nella pianura trevigiana a ridosso del Piave, non è infatti presente in altre zone d’Italia. Il vino si caratterizza per corpo e struttura diffuso in altre zone d’Italia. In gioventù, i tannini aggressivi e l’alta acidità, lo rendono piuttosto spigoloso e ruvido al palato. Solo un lungo invecchiamento in legno riesce a smussare gli aspetti più aspri del suo carattere e a trasformarlo in un vino potente e armonioso. Ha un colore rosso intenso, profumi di marasca e frutti rossi, a cui si aggiungono note evolutive terziarie. Pur conservando una buona freschezza e tannini importanti, il Raboso acquista un bouquet ampio e complesso con l’affinamento in botte, che arricchisce gli aromi fruttati con nuances di spezie e tabacco. Il finale chiude con una buona sapidità e una grande persistenza. Per le sue caratteristiche, il Raboso del Piave rientra a pieno diritto tra i grandi rossi italiani da invecchiamento.


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