• Serena Specchi

Cococciola, il vitigno al femminile


La Cococciola è il meno conosciuto tra i vitigni a bacca bianca autoctoni abruzzesi. Si coltiva solamente nella provincia di Chieti, in poche zone del teramano e grazie alla transumanza in alcune località nel nord della Puglia, in tutto circa 900 Ha vitati.

Tutti i vitigni andrebbero declinati al maschile, ma ce ne sono alcuni per cui è necessario fare eccezione, perché la sonorità della parola e la tradizione popolare da sempre prevedono il femminile: “la” cococciola è uno di questi.



Le sue origini sono tuttora incerte, ma da sempre fa parte del patrimonio ampelografico abruzzese come testimoniano due studiosi francesi Viala e Vermorel che già nel 1909 lo classificano nella loro opera come vitigno appartenente a questa regione.

E’ un vitigno piuttosto produttivo, di facile adattamento pedoclimatico e veniva usato in blend con il Trebbiano d’Abruzzo per conferire al vino il giusto grado di acidità.

Oggi la Cococciola viene vinificata anche in purezza, sia in versione ferma che spumantizzata e nel 2010 è stata istituita la tipologia Abruzzo Cococciola DOC. Il disciplinare richiede la presenza minima dell’85% di Cococciola nella versione ferma e un minimo del 60% in quella spumantizzata.

Il vino ottenuto dalla vinificazione in purezza della Cococciola ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso intense note floreali ed agrumate con leggeri sentori erbacei, come ci ha detto Andrea Grossi dell’omonima Tenuta, è considerata il traminer abruzzese. Al palato il vino è soprattutto fresco, caratterizzato da una vivace acidità. Il finale è piacevolmente sapido.

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