• Serena Specchi

Il Cacchione, il vitigno degli imperatori romani

Il Cacchione è un vitigno a bacca bianca coltivato fin dall’antichità nella zona a sud di Roma, citato già da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia e nei Capitoli delle Gabelle, fatti redarre da Marcantonio Colonna nel 1570.



Il Cacchione è un biotipo del più comune Bellone, che è cresciuto e si è adattato nei millenni in quella che è conosciuta come la Costa dei Cesari, luogo privilegiato dell’otium per le più illustri famiglie e i “divini” imperatori dell’antica Roma ed oggi corrispondente al territorio dei comuni di Anzio e Nettuno.

Deriva il suo nome proprio dal dialetto nettunense: “cacchio” è il termine dialettale di grappolo, passato poi ad indicare il vitigno stesso.

La particolarità del Cacchione è che viene coltivato ancora a “piede franco”, cioè senza innesto sulla barbatella.

Gli innesti su radice di varietà americane, nella viticoltura europea, si sono diffusi dopo che la filossera, insetto proveniente dall’America, alla fine dell’800 aveva distrutto i vigneti europei attaccando le radici delle nostre varietà autoctone.

Soltanto le varietà coltivate in ambienti circoscritti o nei terreni sciolti, come le sabbie di questo territorio, hanno permesso ad alcune varietà di resistere fino ai nostri tempi. La simbiosi tra il Cacchione ed il terreno sabbioso permette oggi di avere un vino unico, senza l’influenza del porta-innesto o radice americana.

I contadini del luogo, fino a dopo la seconda guerra mondiale, hanno continuato a impiantare i loro vigneti con la stessa antica tecnica del “piede franco”. Successivamente, con l’abbandono delle campagne e la spinta verso una agricoltura più industrializzata, gli impianti vennero realizzati con piante provenienti da vivai, innestate su porta innesto americano, perché più facili da coltivare.

Solo agli inizi degli anni 2000 alcune cantine della zona hanno deciso di rivalutare il vitigno autoctono della zona e di rilanciare la coltivazione su “piede franco” che porta ad un maggior equilibrio della pianta, un legame più profondo con il territorio di origine e esalta al massimo le proprietà organolettiche del prodotto finito, fino a ottenere l’importante riconoscimento della Dop Nettuno Cacchione.

Questo vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati, dall’aroma intenso e complesso con sentori di frutta matura, floreali e minerali, un vino avvolgente, equilibrato, armonico e con ottima persistenza.

L’Azienda Casa Divina Provvidenza propone tre versione di “Sua Maestà il Cacchione”: vinificato in acciaio, affinato in barriques e un metodo Charmat per le bollicine.

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