• Serena Specchi

Nero Buono di Cori, il vitigno colorante

Il vitigno Nero Buono di Cori è un vitigno autoctono laziale tra i più sconosciuti essendo coltivato in un’area ristretta, nel comune di Cori appunto, da cui prende il nome, in provincia di Latina.


Questo vitigno ha origini pressoché sconosciute ma è quasi sicuramente una varietà autoctona del luogo e coltivata fin dall’antichità.

Il terreno collinare di origine vulcanica dei monti Lepini e il suo particolare microclima, caratterizzato da correnti d’aria che riducono il rischio di peronospera a cui il Nero Buono è piuttosto sensibile, costituiscono le condizioni migliori per il vitigno che quindi esprime al meglio la sua peculiarità proprio in quest’area. Tradizionalmente è spesso usato come vino da taglio, soprattutto nella Doc Castelli Romani. Essendo un vitigno ricco di antociani, viene spesso descritto come “colorante”, usato quindi negli assemblaggi per dare colore al vino.

Alcuni produttori della zona, seguendo il trend di questi ultimi anni, di riscoperta dei vitigni autoctoni, hanno cominciato a vinificarlo in purezza con risultati soddisfacenti.

Un esempio l’azienda Marco Carpineti che ne propone addirittura due versioni: Apolide 100% Nero Buono di Cori affinato 24 mesi in barriques e Nzù Nero Buono sempre 100% Nero Buono di Cori, macerato e fermentato in anfore di terracotta.

Il vino del Nero buono in purezza presenta al naso note di frutti di sottobosco, al palato risulta avvolgente, di buon corpo, con una vivace acidità. Il passaggio in barrique che alcuni produttori applicano fa apparire note speziate al naso e ammorbidisce i tannini già naturalmente vellutati. Un elegante invecchiamento premia il vino con lo sviluppo di note di liquirizia e cacao.

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